Comunicare nella salute significa saper ascoltare
Che importanza riveste la comunicazione nel mondo della salute? Perché realtà simili che offrono prestazioni simili hanno un diverso riscontro sul pubblico? È questione di buona o cattiva comunicazione? Per cercare di capirlo abbiamo interpellato Francesco Dettori, Certified Licensed Trainer in Programmazione Neuro Linguistica (Pnl) nominato direttamente dall’inventore di quest’ultima, il dottor Richard Bandler.
Esistono anche nel campo della salute una comunicazione buona e una comunicazione cattiva?
In realtà non esistono un modo giusto e uno sbagliato di comunicare esiste il modo più efficace per comunicare : l’unica cosa che è veramente importante è la risposta che io ottengo dalla mia comunicazione. Se il feedback si rivela non sufficiente, non dobbiamo pensare che non siamo bravi a comunicare o che, nel peggiore delle ipotesi, il nostro interlocutore non abbia capito bene, meglio possiamo e quindi dobbiamo lavorare sui campi di miglioramento della nostra comunicazione.
In cosa oggi, nel settore della salute, la comunicazione si rivela insufficiente?
Il principale gap è la capacità di dare risposte ovvie in maniera non ovvia, magari semplicemente con un sorriso. Limitarsi a dire al paziente qual è la causa del suo momentaneo malessere anche nei casi più gravi, ha prodotto delle guarigioni inaspettate e soprattutto inattese dal punto di vista scientifico. La nostra salute è il nostro stile di vita, molta gente oggi fa cose noiose, lavori ripetitivi: se queste cose noiose le si intende come un mezzo per arrivare poi a fare ciò che realmente piace o per avere più tempo libero, allora la situazione migliora.È un po’ come per i bambini: si dice loro di fare i compiti così poi potranno andare a giocare, oppure di divertirsi finché possono perché poi si va a letto.
Qui è la stessa cosa: bisogna trovare un punto di interesse in ogni cosa che si fa, fosse anche la più noiosa e alienante. Nella salute il discorso è pressappoco identico: esistono studi professionali o spa senza pazienti/clienti e magari poco più in là nel territorio ci sono strutture simili, che offrono i medesimi servizi, molto frequentati.
Perché? Hanno un insegna esterna più luminosa? Io ritengo che sia tutto legato all’incapacità della struttura di comunicare, tutti dicono che la comunicazione è importante, ma pochi in realtà si allenano per migliorarla e guarda caso sono esattamente quelle strutture che non hanno mai carenza di clientela. In questo caso specifico comunicazione s’intende come lo sviluppo dell’ascolto la capacità di interpretare e “ricalcare” il modo di comunicare del cliente. Una buona comunicazione, secondo i principi della Pnl, arriva solo dopo un buon ascolto. Certo capire al volo con che tipo di persona ci si sta relazionando richiede, oltre a una certa predisposizione, molto allenamento, per questo consiglio sempre di frequentare dei corsi con docenti certificati, per la tua formazione e preparazione devi richiedere e pretendere il meglio ed inoltre quale migliore palestra di un luogo dove le persone si allenano con te? Un vecchio detto orientale dice: “percorri la strada difficile quando è facile”. Un comunicatore veramente bravo, in teoria, dovrebbe avere sempre con sé un taccuino (anche immaginario) in cui annotare ogni cosa che gli viene detta almeno dal punto di vista “verbale, paraverbale, non verbale”.
Quindi a conti fatti la comunicazione pesa nel mondo della salute?
Come in ogni altro ambito, perché non si può non comunicare. Faccio un altro esempio: nella formazione il futuro sta nel divertimento, ovvero insegnare divertendosi perché chi impara impari divertendosi a sua volta. I bambini lo fanno: per loro ogni cosa è un gioco e imparano giocando. Poi si diventa adulti, ci si dice che la vita è una cosa seria ma si confonde la serietà con la seriosità: si affronta il lavoro come una condanna ai lavori forzati e non si capisce che un approccio più positivo può portare sempre a migliori risultati. GABRIELE Orsi
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